La sfida della parola

“Le parole sono pietre che rotolano nel tempo e s'impastano di storia,

trattenendo un poco di ogni epoca. E molto della nostra vita.”

Giuseppe Antonelli.


Arrivati alla XIII edizione di Leggermente, avvertiamola necessità di confermare  l’idea iniziale e fondante del nostro progetto, cioè quella della promozione della lettura per tutte le fasce d’età, con un’attenzione particolare per la scuola.

Il “piacere della lettura”, slogan invitante ormai un po’ abusato, appare ora riduttivo a chi ha la chiara percezione che leggere sia un’attività non solo sensuale, ma anche uno strumento formidabile di conoscenza e di emancipazione, di crescita culturale e umana. Uno strumento però che richiede impegno e in qualche caso fatica per acquisire una padronanza linguistica, perché chi legge amplia il proprio patrimonio linguistico, masolo chi possiede un patrimonio linguistico ampio legge con maggiore consapevolezza e gratificazione. La difficoltà di comprensione di un testo scritto, che non è solo un problema limitato alla scuola, ma che investe a vari livelli anche il mondo adulto, trova nell’arricchimento della lingua l’unica soluzione percorribile.

Ecco perché, più che a un contenuto come tema conduttore, quest’anno, per realizzare l’obiettivo, ci è sembrato importante riflettere sul valore propedeutico delle parole, come chiave per comprendere la realtà. In una società che confonde l’essenzialità con la povertà della lingua, in un tempo che tende a semplificare la comunicazione fino a banalizzarla o che al contrario produce messaggi inutilmente complessi, non alla portata di un lettore medio, si tratta di riappropriarsi della magia delle parole, della loro potenza conoscitiva, persuasiva, seduttiva, creativa.

Quello che si propone è un viaggio tra i libri e i loro autori per esplorare l’universo delle parole, il fascino della costruzione della lingua, il suo sistema vivo, in continua evoluzione, come una foresta con le radici antiche dell’etimologia e le ramificazioni dei neologismi. Un viaggio per carpire il segreto delle metafore, la bellezza cangiante di una lingua che si arricchisce di invenzioni e connessioni continue.

Reduci come siamo da un’esperienza epocale che ha modificato profondamente il nostro vivere quotidiano e il nostro sentimento del tempo, la lettura per molti ha acquistato una confortante riabilitazione, come preziosa compagna di clausura. Chi ha saggiato per la prima volta o ha recuperato il dialogo con i libri, ora che l’emergenza si allontana, sarebbe bello e utile che continuasse l’avventura del leggere, scoprendo o riscoprendo che è una risorsa importante, non solo consolatoria o terapeutica.

Quando si è discusso del titolo della prossima edizione, visto che tutto il Comitato organizzatore concordava sulla parola-chiave “parola/parole”, si è trattato di sposare il lemma con qualche altro termine, per formare un nuovo fuoco di riflessione. Ma le parole sono così: gli incastri, le variabili, le collocazioni danno adito a risultati anche molto diversi. È la creatività insita nelle parole e nel loro utilizzo. Coniugare con “parola”, ad esempio, “amore” o “odio”, “gioco” o “morte”, “storia” o “futuro” porta a prospettive ben differenti. Quindi il primo elemento della coppia di parole risulta decisivo.

Avendo scelto “sfida”, abbiamo optato per una parola viva, combattente, per niente imbalsamata, ma in costantemutazione in rapporto ai bisogni dei parlanti e al tempo che inesorabilmente passa. Ma contro che cosa la parola, le parole, si scagliano, ingaggiano una lotta con le loro armi solo in apparenza innocue?

La parola si schiera dalla parte della comunicazione tra persone, cercando di superare le differenze generazionali e culturali, ma nel contempo conservandone la traccia. L’uso consapevole della parola può mitigare conflitti, esprimere punti di vista, indagare, difendere, analizzare, criticare, raccontare, insegnare, divertire. La parola può essere versatile, eclettica, può adeguarsi alle situazioni e agli scopi, può muoversi con disinvoltura dalle vette dell’astrazione alle pianure della concretezza. Se è parlata è volatile, come nel vecchio adagio verba volant, ma può contare su un contatto empatico; scritta ha più lunga durata, specie se è una parola degna di essere conservata; digitata è accessibile e immediatamente trasferibile, ma non sempre controllabile.

Come l’ha definita Niccolò Machiavelli in una famosa lettera, la conversazione con le parole di uomini lontani nello spazio e nel tempo, ma evocabili mediante la lettura, è un nutrimento di cui cibarsi sempre, senza curarsi delle distanze. Rapportato alla nostra situazione storica, questo dialogo che sa oltrepassare le barriere è una sfida vinta, in mesi e mesi di sfrenato streaming con parole proiettate nella rete, da casa a casa, da libreria a casa, da teatro a casa e così via.

È una sfida da lanciare anche ai più giovani quella che coinvolge libri scritti da chi è nato cento anni fa. Prendiamo dal calendario degli anniversari del 2022 il suggerimento per mettere alla prova la “tenuta” di romanzi di grandi scrittori. Il 1922 ha visto la nascita, tra gli altri, di Luciano Bianciardi, di Beppe Fenoglio, di Gina Lagorio, di Raffaele La Capria, di Luigi Meneghello, di Pier Paolo Pasolini. Nelle loro opere è tradotta in esempi egregi la sfida della parola, che legge la propria epoca e i cambiamenti in atto, lo fa con registri diversi, dall’ironia all’invettiva, dall’epica alla lirica, alla satira, con libri che è giusto rileggere o leggere la prima volta, magari con l’aiuto di scrittori di oggi in veste di lettori d’eccezione.

Senza progettare improponibili gare tra scritture diverse e ugualmente apprezzabili, ci si propone di confrontare le esperienze di letturadei nostri giovani studenti sull’eredità di questi grandi maestri. Sarà un’occasione per capire in concreto quanto le parole scritte siano in grado di evocare esperienze, idee, storie e valori anche lontani da noi. Ma anche quanto le parole dei lettori siano in grado di riflettere e ricostruire i percorsi di lettura per confrontarli con quelli altrui, in un libero esercizio dialettico che solo le parole permettono.

Al di là della letteratura, tante sono le “sfide” della parola, quanti sono gli approcci delle varie discipline che si occupano di lingua: la linguistica, la storia della lingua, la filologia, la sociolinguistica, la filosofia del linguaggio, la pedagogia, la psicologia.

Pensiamo ai futuri ospiti come esperti che ci offriranno spunti a più ampio raggio. Le parole “socievoli” che collaborano con le immagini o con la musica. Le parole “giocose”, smontate e rimontate dalla enigmistica. Le parole “necessarie” della poesia, che mirano all’essenziale e dialogano con il silenzio. Le parole “tradotte”, con la difficile arte di non tradire il significato nel trasloco da una lingua a un’altra. Le parole “materne” dei dialetti, prezioso serbatoio di cultura.

Insomma, un arcobaleno colorato di parole, se la metafora non fosse ormai troppo ideologizzata, un ventaglio ricco di sfumature, per cogliere la fluidità sempre attuale delle parole, con un invito a conoscerle, ad amarle, a leggerle. Una scacchiera di parole, che si presta a tante mosse, che ci auguriamo vincenti.




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